MAB2022

MAB, Museo, Archivio e Biblioteca è un progetto culturale dell'Ufficio Beni Culturali dell'Arcidiocesi di Agrigento, che  mette in rete i tre Istituti di cultura e le chiese del territorio.

Cammini di fede, arte, scelte pastorali,  sinodi, un percorso che ha scritto la storia che oggi viene narrata per nuove Visioni di comunità di una Chiesa viva sotto la guida di vescovi che hanno guidato la diocesi dal secondo millennio fino ad oggi.

In occasione del cammino sinodale avviato da Papa Francesco anche la Chiesa di Agrigento sta vivendo questo evento attraverso tutti i suoi organi. Il Sinodo si presenta, nel suo svolgimento, con modalità e fasi inedite.

Gli Istituti culturali diocesani, Museo-Archivio-Biblioteca, unitamente alla Pastorale diocesana e a tutti i suoi organismi, attraverso il progetto culturale condiviso ed integrato, partendo dalle specificità che possiedono e svolgono, si presentano con la loro dimensione pastorale, contribuendo con la loro missione specifica al cammino sinodale.

Il progetto prevede la realizzazione di un percorso storico-documentario sui Sinodi storici che sino tenuto nella diocesi dal 1600 ad oggi e illustrerà diversi aspetti.

La cronistoria dei Sinodi diocesani è solo il punto di partenza di questo cammino. Fare memoria del passato ci permette di essere consapevoli di quanto vissuto e deciso. Al percorso storico-documentario, curato dall’Archivio Storico diocesano, con i testi a stampa dei Sinodi agrigentini della Biblioteca Diocesana del Seminario, seguiranno delle iniziative culturali e laboratoriali, curate dal Museo diocesano, che avranno il compito di aiutare a comprendere come le scelte sinodali del passato hanno lasciato tracce indelebili nella vita pastorale e sociale, nel patrimonio artistico e architettonico.

Saranno valorizzate le figure dei vescovi che hanno indetto i sinodi più significativi e ne hanno applicato le scelte pastorali. Attraverso pannelli didattici e video sarà realizzato un coinvolgente memory storico che permetterà di entrare in relazione con la storia, stimolando una visione nuova di comunità per il futuro

Il progetto culturale legato al MAB_2022 visioni di comunità integrerà con la pastorale della chiesa locale non solo la missione dei tre istituti culturali, ma anche il valore di comunità che è stato generato dai sinodi e che, con il percorso sinodale, siamo chiamati a mettere in evidenza nella fase diocesana.

SINODO DIOCESANO E SINODO DEI VESCOVI

 La parola sinodo, ἡ σύνοδος, composta da σύν che significa “con, insieme” e ὁδός che significa “strada, percorso, metodo”, ha come significato: “incontro; riunione; convegno; adunanza; assemblea, scontro, relazione”, principalmente usato in latino in ambito ecclesiastico per indicare una riunione religiosa fatta da presbiteri o vescovi. Sinonimo di concilio, nell’antichità era usato indistintamente, ma veniva specificato attraverso degli attributi se riguardava tutta la Chiesa (ecumenico); o di una parte sostanziale di essa, come un regno o l’impero (generale); di una regione ecclesiastica (provinciale); o di alcune sole diocesi (metropolitano); o del Patriarca/Esarca con tutti i vescovi metropolitani e di tutte le diocesi che fanno capo ad esso (patriarcale).

Nel corso dei secoli, fino ai nostri giorni, poi si è usato il termine concilio per le convocazioni di tutti i vescovi insieme al Papa, in occidente, e di tutti i vescovi con il patriarca di Costantinopoli, in oriente, mentre per sinodo si è inteso un gruppo di vescovi, o il vescovo con i presbiteri della sua Diocesi, riuniti per discutere di argomenti importanti, per lo più dottrinali, e per prendere provvedimenti disciplinari ed ordinare la vita religiosa, liturgica e sacramentale della diocesi o provincia ecclesiastica.

I Sinodi diocesani a differenza degli altri, nascono molto tardi, verso il VI sec., nei primi tempi della Chiesa il sinodo o consiglio permanente ed unico del vescovo era il Capitolo o Presbiterio, ossia Preti e diaconi delle cattedrali. Il vescovo anticamente non faceva nulla d'importante senza sentire il parere dei suoi Canonici.

Alla fine del VI secolo, quando divennero meno frequenti concilii provinciali, cominciarono i Sinodi diocesani, i quali nacquero dalla volontà dei vescovi, che radunavano il loro clero “per pubblicarvi le leggi stabilite nel concilio provinciale, per ammonire gli ecclesiastici circa i loro doveri e dell'osservanza delle leggi, per capire come erano osservate le leggi dei concilii anteriori, e per esaminarvi preti sulla scienza, sul costume, e sulle cose del loro uffizio, per istruirli come loro padre e maestro” (Moroni).

Mentre i sinodi diocesani sono di antica istituzione, il Sinodo dei Vescovi fu istituito da papa Paolo VI il 15 settembre 1965 in risposta al desiderio dei padri del Concilio Vaticano II per mantenere viva l'esperienza dello stesso Concilio. È l'assemblea dei rappresentanti dei vescovi cattolici che ha il compito di aiutare con i suoi consigli il Papa nel governo della Chiesa universale e su specifiche questioni dottrinali e pastorali. 

Papa Francesco ha aperto un nuova visione del sinodo dei vescovi, coinvolgendo tutto il popolo di Dio in modalità decentrata  con  un itinerario triennale scandito da tre momenti: ascolto, discernimento e consultazione ed ha quattro fasi: la fase diocesana, la fase della Conferenza Episcopale e dei Sinodi delle Chiese Orientali, la fase continentale e la fase universale.

 

CRONISTORIA DEI SINODI AGRIGENTINI

1170. (?) Del periodo antico abbiamo poche notizie di sinodi celebrati e nessun decreto. Sappiamo che nel febbraio del 1170 Gentile vescovo di Girgenti concesse ad Ansaldo, castellano del palazzo reale, il permesso di edificare la chiesa della santa Trinità nel bosco di Villanova e di riedificare nella contrada di Refes (Rifesi) in onore di Maria Vergine quella già distrutta di S. Giorgio. Una delle condizioni della concessione fu che “quicumque Abbas prior vel yconomus in prefata ecclesia” dovesse intervenire al sinodo diocesano “Vocatus ad Sinodum canonica fuerit prepedicione detentus, sine nisi dilacione die non differet” (Garufi, 123).

1510. (?) Secondo il Narbone il vescovo Giuliano Cibo celebrò un sinodo nel 1510. Egli è l’unico scrittore che parla di questo sinodo, avverte come gli “Acta” del medesimo non esistano (Narbone, Bibliografia sicola sistematica, II, 316). Neanche nell’Archivio Storico Diocesano si trova notizia di tale assemblea.

1537. Dai documenti dell’Archivio, una lettera del 28 gennaio XI ind. 1537, risulta che “li jorni passati, tenendosi et havendosi tenuto et fatto Sinodo”, tutti i Vicari, gli Arcipreti e “cleri” di tutta la Diocesi hanno fatto, “motu proprio et di loro spontanea voluntati, uno dono per suo subsidio di docati chincocento” (ASDA. Atti del Vescovi, Reg. 1536-39, 149v). Sempre da tali documenti rileviamo che Don Girolamo de Valentinis invitava don Nicola de Abrizano, Vicario e Arciprete di Giuliana, a venire in Corte Episcopale alla vigilia di San Gerlando, insieme a tutti i Canonici prebendati, perché ha intenzione di riunire un sinodo (ASDA, Atti del Vescovi, Reg. 1547-48, 8v).

1567. (?)“Lo Scavo attribuisce al vescovo di Girgenti Aloisio Suppa, la celebrazione di un sinodo nel 1567. Egli è l’unico scrittore che ne faccia menzione. Assai verosimilmente la notizia è infondata e si deve ad una erronea interpretazione di un passo del Pirri” (Savagnone).

1572. Il 16 aprile del 1572 il Vicario Generale, per ordine del Vescovo Giovanni Battista De Hogeda, ingiungeva al Capitolo della Cattedrale di Agrigento, di nominare entro l’indomani, “tri o quatro persuni di li reverendi canonici di detto Capitolo per intervenire con li altri di la Diocesi in lo Sinodo Diocesano da celebrarsi in questa cità in la settimana proxima sequente”(ASDA, Atti del Vescovi, Reg. 1571-72, 103v). Questo sinodo diede mandato  don Pietro de Alagona e don Alfonso de Ciccarella, “examinatores eletti in Sinodo Diocesana agrigentina” di esaminare alcuni sacerdoti per vedere se erano idonei a reggere le parrocchie da affidare (cfr. ibidem, 227). Probabilmente tale sinodo fu quello a cui fa riferimento un altro documento del 25 giugno 1577 a proposito di un’ingiunzione, dove si richiama una norma stabilita dal Sinodo Diocesano in merito alla licenza di portare armi (ASDA, Atti del Vescovi, Reg. 1576-77, 96).

1582. Il Vescovo mons. Lombardo, poiché si doveva applicare il “novo calendario gregoriano”, ordinava con una lettera del 1° settembre 1582 di riunire “una congregatione ad effetto di promulgarlo et publicarlo”, allo scopo di discutere del Sinodo Diocesano che, secondo le disposizioni del Concilio Tridentino, dovrebbe essere convocato ogni anno (ASDA, Atti del Vescovi, Reg. 1582-83, 94). Il calendario fu promulgato dai decreti del Sinodo, tanto che si ordinava il 30 agosto 1583 al Vicario di Racalmuto che “non vogliati mancari con li vostri erari et ministri a continuari in fari guardari et observari li festi conformi al calendario annotato nel nostro Sinodo Diocesano …” (cfr. ibidem, 281). Dello stesso Sinodo abbiamo notizia da una lettera del 27 luglio 1583 che fu “vetato per il nostro Sinodo chi li sacerdoti latini non celebrino a chiesi e al rito greco e cossì chi li greci non la facciano in chiesi latini e rito medesmo …” (cfr. ibidem, 268v).

Il 12 settembre 1586 si ordinava al Vicario di Mussomeli di fare in modo che “li sacerdoti et clerichi siano obligati insignarsi di canto”, come stabilito nel Sinodo Diocesano (cfr. ibidem, 192v); poi il 28 aprile 1587 si da licenza all’Arciprete  di Giuliana, don Cesare de Anastasio, secondo le disposizioni del Sinodo Diocesano, di portare l’anello al dito (cfr. ibidem, 544).

1589. Il vescovo Diego Haedo celebrò un sinodo diocesano il 28 maggio 1589 nella cattedrale di Agrigento. Il sinodo contò due sessioni in due giorni consecutivi e ne possediamo i documenti, poiché furono stampati. Un documento del 29 dicembre 1592 dell’Archivio Storico Diocesano ci informa che “per il Sinodo Diocesano nello capitulo quarto de immunitate ecclesiastica si proibixi non si potiri di novo fabricari nixiuna eclesia nè cappella” e poiché Angelica Palagonia e Camastra  per la sua grave infermità non può “uxiri fora di sua casa assentiri li missi” e desidera “nel suo tenimento di casi far construere et fabricare una cappella”, si ordina al Vicario di Naro di fare un sopralluogo e, poi, dare licenza (ASDA, Atti del Vescovi, Reg. 1592-93, 274). Tale indicazione si riferisce sicuramente al precedente Sinodo di Mons. Haedo del 1589 (cfr. Haedo, 134).

161.0 Mons. Vincenzo Bonincontro il 23 aprile del 1610 tenne un sinodo diocesano nella cattedrale. intervennero 15 canonici, i due parroci di Girgenti, 28 arcipreti, 9 curati, 35 vicari e 21 procuratori del clero diocesano: i quali tutti dettero il loro consenso e si sottoscrissero. Il sinodo fu stampato in Palermo nel 1610 sotto il titolo: “Constitutiones Diocesanae Synodi Vincentii Bonincontro Episcopi Agrigentini”.

1630. Mons. Francesco Trahina il 3 ottobre 1630 celebrò un sinodo nella cattedrale. Questo sinodo dà molte notizie circa l’ordinamento della Curia vescovile. Le costituzioni furono stampate in Palermo nel 1632 da Decio Cyrillo.

In un documento dell’Archivio Storico Diocesano leggiamo che il Vicario Generale confermava le Costituzioni Sinodali e tutti gli ordini di mons. Francesco Trahina, validi per tutto il tempo in cui sarà assente il nuovo Vescovo, mons. Ferdinando Sanchez de Cuellar (ASDA, Atti del Vescovi, Reg. 1652-53, 422).

1655. Ferdinando Sanchez de Cuellar  il 6 giugno del 1655 celebrò un sinodo diocesano nella cattedrale. La preparazione del Sinodo fu preceduta da una lettera dell’8 aprile 1655, presente tra i documenti del nostro Archivio Storico Diocesano, che ci informa come il Vescovo, in vista del Sinodo Diocesano, si preoccupava che potessero sorgere “discrimina” tra Priori, Arcipreti, Parroci, Beneficiali, Curati, Vicari e Procuratori “propter loca tum in sedendo tum in votando” e in tutte le altre funzioni e chiedeva di provvedere (ASDA, Atti del Vescovi, Reg. 1653-56, 393v). L’editto di indizione, invece, del 4 giugno 1655, conservato sempre tra i documenti del nostro Archivio, riporta che “Domenica mattina prossima, 6 del presente mese di giugno” vi doveva essere un raduno in Cattedrale per la pubblicazione “della sinode diocesana”. Il sinodo contò due sessioni in due giorni consecutivi.

Le costituzioni si dividono in cinque parti ogni parte si suddivide in capitoli o titoli, secondo la consueta disposizione. La prima parte trattava della fede ed argomenti attinenti; la seconda dei sacramenti; la terza del culto divino, dell’organizzazione del Capitolo e delle processioni; la quarta dei parroci, dei costumi dei chierici, del seminario, monache, confraternite, opere pie, clero regolare, immunità ecclesiastica, legati pii, funerali, usanze abusive nelle chiese; l’ultima parte si occupava della sacra visita, diritto penale canonico, ordine giudiziario e procedura giurisdizione e sinodo. Le costituzioni furono stampate in Palermo nel 1655.

1680.  Mons. Francesco Maria Rhini, verso il 1680 convocò un sinodo diocesano (Pirri, I, 725). Le costituzioni non furono edite.

1703. Mons. Francesco Ramirez nel novembre del 1703 celebrò un sinodo diocesano nella cattedrale. Il sinodo contò tre sessioni. Le costituzioni si dividono in cinque parti; ogni parte in titoli. La prima parte tratta della fede; la seconda dei sacramenti la terza degli uffici divini e dell'organizzazione del capitolo; la quarta dei parroci, costumi dei chierici, seminario, clero regolare, confraternite, opere pie, immunità ecclesiastica, funerali; la quinta della sacra visita, diritto canonico penale, giurisdizione e sinodo. Le costituzioni furono stampate in Girgenti nel 1704.

1850. (?) Secondo il Narbone (II, 316), il vescovo di Girgenti Domenico Maria Giuseppe Lo Jacono nel 1850 celebrò un sinodo diocesano le cui costituzioni rimasero inedite. Purtroppo non abbiamo notizie certe in merito.

 1947.  Dopo la guerra, mons. Giovanni Battista Peruzzo concretizzò l’idea  di un sinodo che rispondesse alle nuove esigenze e ai nuovi bisogni della diocesi, nell’agosto del  1945 indirizzo al clero e ai fedeli una nota per la preparazione del sinodo diocesano (Bollettino Ecclesiastico Agrigentino, XXXI),  e nel mese di ottobre del 1946 (BEA XXXII ) costituì la commissione preparatoria con il compito di compilare gli schemi, inviarli al clero e raccogliere le eventuali osservazioni per utilizzarle nella redazione definitiva.

Con editto vescovile, 11 febbraio 1947 (BEA XXXIII),  il sinodo venne indetto nella Cattedrale di Agrigento per i giorni 12-14 maggio1947.  Il documento, che idealmente si congiunge all'ultimo sinodo del Ramirez è introdotto con la dichiarazione di volere difendere la Chiesa dagli abusi esterni.

Nello stesso Bollettino viene pubblicata la lettera con la quale il vescovo approfondisce il significato, la natura, l’origine dei sinodi diocesani e le finalità. Vengono date disposizioni sullo svolgimento del sinodo.

Furono celebrate cinque sessioni. Il 12 maggio 1947, tra il suono festante di tutte le campane della città, il vescovo accompagnato dal clero erano presenti 150 padri sinodali e altri sacerdoti e dal popolo, dalla Chiesa di  S. Alfonso si portò in Cattedrale dove, celebrata la messa de Spiritu Sancto, il diacono intimò l'extra omnes . Furono celebrate due sessioni una mattutina e una pomeridiana. La seconda giornata, il 13 maggio, si aprì con un pontificale de requiem per i vescovi e i sacerdoti defunti, proseguendo poi il lavoro sinodale con altre due sessioni. L'ultima sessione del sinodo si tenne nella mattinata del 14 maggio e, dopo il pontificale, fu data lettura delle costituzioni. Le costituzioni sinodali, stampate dalla tipografia vescovile nel 1948, dovevano entrare in vigore con il 1° marzo 1948, ma furono rinviate al 1° gennaio 1949.

 1979/80. La diocesi, il dopo  concilio ecumenico Vaticano II (1962-65)  fu caratterizzata, per alcuni anni, da un vivace dibattito teologico e pastorale e per rispondere alle esigenze di una maggiore unità, si andava facendo strada l’idea di tenere un sinodo diocesano. Di ciò si discusse in due incontri tenuti nel settembre 1978 ad Alessandria della Rocca e nel successivo dicembre a Sciacca.

Il vescovo Mons. Giuseppe Petralia, il 17 giugno 1979, emanò il decreto di indizione del Sinodo Pastorale Diocesano sul tema: Per una comunità che fa comunione, da tenersi nei giorni 12-15 settembre dello stesso anno, stabilendo quattro commissioni: Evangelizzazione, Formazione permanente, Strutture, Realtà emergenti e una segreteria  interessata del coordinamento.

Temi delle altre due sessioni furono: La parrocchia degli anni ‘80 (8-11 settembre 1980); Parrocchia: comunione di comunità (9-12 settembre 1981).

I lavori del sinodo, in tutt’e tre le sessioni, si svolsero a Favara, nella chiesa parrocchiale S. Giuseppe Artigiano per le assemblee generali, nel seminario minore per i gruppi di studio, nello stesso seminario minore e nel collegio di Maria per l’ospitalità dei sinodali. La partecipazione giornaliera  fu sempre attorno alle 400 persone.

Nel periodo tra la prima e la seconda sessione si lavorò  per sensibilizzare ai temi del sinodo le comunità e per predisporre un direttorio liturgico-pastorale dei sacramenti. In preparazione alla terza sessione si coinvolsero degli esperti di programmazione pastorale delle parrocchie, appartenenti al Movimento per un Mondo Migliore, a cominciare dal direttore internazionale del Movimento, Don Juan Bautista Cappellaro, sacerdote agrigentino di origini italiane. Con la loro collaborazione si predispose lo strumento di lavoro della terza sessione del sinodo, ispirato a un progetto di nuova immagine di parrocchia e nuova immagine di diocesi.

A questo progetto si ispirarono, per circa trent’anni, le programmazioni annuali della diocesi e delle parrocchie, anche se, con l’avvicendamento del vescovo, dal 1988 si registrarono delle modifiche negli obiettivi, prospettive e modalità di attuazione. Tuttavia i programmi diocesani offerti furono di aiuto alle comunità, grazie alla possibilità di operare sinodalmente, cioè con obiettivi comuni e avvalendosi di proposte operative unitarie,  sussidiate da opportuni suggerimenti, indicazioni pastorali ed esperienze di vita ecclesiale.