Nel cuore del centro storico di Agrigento s’impone quasi inaspettatamente la piazzetta barocca del Purgatorio. La Piazza, non più semplice snodo urbanistico, ma raccordo simbolico e ideologico, divine lo splendido scenario della chiesa di San Lorenzo o del Purgatorio, edificata nella seconda metà del secolo XVII. La chiesa attuale è sorta tra il 1650 ed il 1655, probabilmente in sostituzione di una chiesa preesistente.
La Chiesa, che non ha perso la sua consacrazione, è affidata alla pastorale dei Beni Culturali quale Polo espositivo del Museo Diocesano per mostre temporanee e attività culturali. In un mondo che ha difficoltà a comprendere il linguaggio biblico, liturgico, ecclesiale il Polo espositivo si pone come luogo sacro per un annuncio della missione della Chiesa attraverso il linguaggio comune a tutti: la cultura.
La facciata è scandita da due ordini architettonici impostati su un alto basamento, un timpano triangolare chiude la partitura architettonica. Un campanile quadrato si erge sul secondo ordine. La facciata è movimentata e arricchita da nicchie con statue, paraste molto aggettanti, cartigli che spiccano nel caldo colore del paramento murario in pietra tufacea in contrasto con la pietra calcarea bianca. Il portale è caratterizzato da colonne tortili, poggiate su pilastri, e concluso in alto da un timpano spezzato. Al centro dei due ordini si stagliano due medaglioni che presentano in basso “San Lorenzo” e in alto le “Anime del Purgatorio”.
L’interno è ad unica navata longitudinale, preceduta da un vestibolo e conclusa da un’abside semicircolare. L’aula è coperta da volta a botte lunettata. La zona del presbiterio, ampliata durante l’episcopato di Andrea Lucchesi Palli (1755-1768), fu decorata nel 1767da una finta cupola a pianta ottagonale, eseguita dal pittore agrigentino Michele Narbone.
Le pareti, dell’unica navata, articolate in quattro cappelle, ospitano un ciclo di dipinti di ambito siciliano del XVIII secolo.
Nella prima cappella di destra il quadro raffigurante la “Guarigione di Paolo divenuto cieco” e nella cappella di fronte il “Martirio di San Lorenzo”. Segue, sul lato destro, la “Cappella del Crocifisso o delle Reliquie”, opera di Pietro Carletto del 1758 che fa da sfondo ad un dolente “Crocifisso” del XVIII secolo. Nella cappella di fronte, troneggia sull’altare la “Madonna del Melograno”, di maestranze siciliane degli inizi del secolo XV, proveniente dalla chiesa di S. Vito. La pregevole statua raffigura la Vergine con in braccia Gesù Bambino. Questi mostra un melograno dischiuso, consueto simbolo della Chiesa e qui, segno di Gesù che fonda la Chiesa con la sua Resurrezione. I quadri dell’area presbiterale raffigurano a destra la “Manna”, a sinistra l’”Ultima Cena” e al centro dell’abside le “Anime del Purgatorio” cui la chiesa è dedicata.
Una raffinata decorazione settecentesca in stucco ricopre le pareti interne della chiesa. Il complesso è caratterizzato da elementi tipici degli apparati serpottiani: statue allegoriche, mascheroni, puttini, “trattate alla svelta e di getto, ma pur sono belle e tutte ugualmente illuminate da un sorriso ideale e da una luce soave” (La Rocca, 1933). Per il raffinato disegno, i colti schemi e le scelte tematiche delle Virtù, si ritiene probabile che Giacomo Serpotta abbia realizzato i cartoni preparatori e affidato l’esecuzione dei lavori ai suoi allievi.
Un turbine di angioletti, si inerpica sulle pareti. Le facce dei due pilastri maggiori sono decorate da sei storiette di santi il Martirio di San Libertino primo vescovo di Agrigento; la Predicazione di San Gerlando ai saraceni; la Madonna del Carmine con San Simone; Santa Rosalia in preghiera sull’eremo; il Martirio di San Paolo; la Visione di San Benedetto in Gloria. Troneggiano infine otto grandi figure muliebri trattate a tutto tondo, addossate alle paraste e, poggiate su mensole, mirabile personificazione delle “Virtù Morali”. Compare per prima la Mansuetudine segue la Fortezza e la Religione. Soltanto la figura della Giustizia rivolge lo sguardo verso l’alto e poggia su una nube, che ne indica l’immaterialità. Continua la Prudenza, la Carità, la Semplicità e l’Amore di Dio .
La decorazione scultorea diviene dunque complesso messaggio teologale, leggibile su più livelli allegorici, uniti da un susseguirsi di simboli. Al primo livello è la Chiesa Militante con i suoi altari, i cui saldi pilastri sono le Virtù cristiane. Le “Virtù morali” sono guida ed orientamento spirituale per il fedele, affinchè viva nel quotidiano le virtù che portano alla santità. Le figure ad altorilievo a torso nudo sono le Anime del Purgatorio. Più in
alto troviamo la Chiesa Purgante: in una candida visione, tra raggi dorati, troneggia l’Agnello Divino sacrificato ma vittorioso, il cui sangue viene raccolto in calici e versato a sollievo e liberazione delle Anime Purganti.
In contrasto cromatico al candore e alla levità dello stucco s’impone il colore scuro del Pulpito ligneo e dei due pregevoli Confessionali . Il Pulpito, fissato a parete, presenta una decorazione a cartouche che si intreccia a simboliche foglie di cardi , mentre nei pannelli ritornano le Anime del Purgatorio, tema ricorrente in tutto l’apparato decorativo. La sobria eleganza degli intagli fanno rientrare l’opera nell’ambito della produzione dei Cardilicchia, attivi nel territorio nel secolo XVIII. I due Confessionali presentano un ricca decorazione di gusto settecentesco. Il teschio su due tibie incrociate al centro della spalliera potrebbe rinviare al Memento Mori: la morte ricorda ai vivi di comportarsi bene senza eccedere in vizi, esaltando le Virtù.
La chiesa di S. Lorenzo è un esempio mirabile del barocchetto locale, il trionfo della luce e della vita. L’immaginazione diviene il motore trainante del complesso, che scuote l’osservatore, svelando il Mistero della nostra storia umana e spirituale futura.