GIOENI E LA SUA OPERA

Lorenzo Gioeni (1730-1754)

Fu un virtuoso prelato ancora oggi presente nel cuore degli agrigentini, “uno di quegli uomini che a buon diritto possono definirsi rigeneratori di una città”.   

Riformò gli studi letterari, filosofici e teologici del Seminario ampliandone l’edificio. Curò la disciplina del clero, fondò il monte Frumentario, la Congregazione degli Oblati di san Gerlando per le missioni e l’istruzione religiosa del popolo. Pose sotto la Regola del Corradini i Collegi di Maria che diffuse in tutta la diocesi.

L’opera più rappresentativa è da individuare nell’Ospizio dei poveri, sotto il titolo dell’Immacolata Concezione di Maria sempre Vergine, chiamato poi, in suo onore, semplicemente Istituto Gioeni. L’Istituto, edificato tra gli anni ’30 del XVIII e il 1745, nacque come ospizio per anziani,  casa per esercizi spirituali per i sacerdoti ed istituto di formazione  per  orfani e poveri. In origine venne costruito affinché 72 fanciulli venissero istruiti all’educazione cristiana e avviati alle arti meccaniche (tessitura, stamperia, sartoria, falegnameria, fabbrica della cera, il disegno e la musica), unitamente al ricovero per 12 anziani. L’opera venne inaugurata nel 1749 affidandone la direzione ai padri Oblati. La congregazione diocesana degli Oblati di san Gerlando fu istituita per l’evangelizzazione del popolo e per la predicazione delle missioni e degli esercizi, seguendo l’esempio di san Carlo Borromeo.  Una prestigiosa scuola di arti e mestieri che non riuscì pienamente ad avviarsi per la mancanza di maestri e di altre difficoltà legati al territorio.

Gioeni ha fronteggiato i gravi movimenti franosi che hanno danneggiato la Cattedrale lungo il lato settentrionale.

Un importante intervento promosso è stato il rivestimento del pavimento del cappellone con pregevoli marmi mischi. La direzione è stata affidata nel 1739 dal vescovo all’architetto licatese Angelo Italia, sacerdote secolare della chiesa agrigentina, e il progetto esecutivo ai maestri marmorari di Catania Tommaso Amato e Francesco Battaglia. In Cattedrale si custodisce il  suo Sepolcro scolpito nel 1750 da Lorenzo Marabitti e Vincenzo Vitagliano.

Alla morte il suo cuore fu conservato all’interno della sua opera, l’Istituti Gioeni. Purtroppo è stato dissacrato e disperso negli anni quaranta quando l’Istituto divenne sede di caserma militare. Rimane solo la lapide che ricorda la custodia. 

He was a virtuous prelate who still lives to this day in the heart of the people of Agrigento, “one of those men who could rightfully be defined as regenerators of a city, since he made it flourish in the fields of public schools, customs and commerce”. He reformed the literary, philosophic, and theologic studies of the Seminary by expanding the building. He instilled discipline in the clergy, founded the food bank, and the congregation of the Oblates of Saint Gerlando for the missions and the religious education. He put under Corradini’s rules the Chapters of Maria, which he spread throughout the whole diocese.
His most representative work is the Poor’s Hospice, dedicated to the Immaculate Conception of the Virgin Mary, later simply called, in his honor, Gioeni Institute. The Institute, built in the 30s and finished in 1745, was born as a hospice for the elder, as a place for the spiritual formation of priests, and as a place where orphans and poor people could learn a trade. It was originally built so that 72 children could receive a christian education and training in a trade (such as weaving, printing, sowing, carpentry, wax making, painting, and music), and serve as hospice for 12 elders. The Institute opened in 1749 and was managed by the Oblates. The diocesan congregation of the Oblates of Saint Gerlando was created to evangelize the populace and to oversee missions and practices, following the example of Saint Carlo Borromeo. It was a prestigious school that, because of the lack of teachers and other limits set by the town, could not unfortunately get a proper start.
Gioeni took action against the landslides that damaged the northern side of the Cathedral. He also put forward a plan to cover the floor of the major chapel with exquisite marble. The direction of the landslide repairs was entrusted in 1739 from the bishop to the licatese architect and secular priest Angelo Italia, while the project for the marble work was granted to Tommaso Amato and Francesco Battaglia, from Catania.
Gioeni’s Sepulchre, sculpted in 1750 by Lorenzo Marabitti and Vincenzo Vitagliano, is enshrined in the Cathedral.

Crediti Michele Palazzotto

L’opera più importante del Gioeni è da individuare nell’ospizio dei poveri, sottotitolo dell’Immacolata Concezione di Maria sempre Vergine, chiamato poi, in suo onore, semplicemente Istituto Gioeni. Rappresenta un’opera grandiosa sia per la mole innalzata in un terreno adatto contiguo al Seminario Arcivescovile, sia per il disegno. In origine venne costruita affinché 72 fanciulli venissero istruiti all’educazione cristiana e avviati alle arti meccaniche, al disegno e alla musica e, in subordine, per fungere da ricovero per 12 anziani, in omaggio agli apostoli.

Gioeni ne affida la costruzione ad una speciale deputazione composta da due canonici e un sacerdote, a cui fornisce i fondi necessari per l’acquisto del terreno e la realizzazio-ne dell’edificio. Quanto all’inizio dei lavori, si deve dare atto di come le fonti non siano univoche a riguardo, ragion per cui si può, al massimo, individuare una data presuntiva, da collocare tra gli anni ’30 del XVIII secolo e il 1745, anno della celebre frana che portò alla scoperta di antichi resti e di grotte, e che comportò la realizzazione di un grande bastione di contenimento e il contestuale arretramento dell’edificio fin sotto il Seminario; a seguito di questo evento, venne anche ritrovata una sorgente d’acqua, poi incanalata e deputata al rifornimento del quartiere del Rabato, almeno sino oltre la metà dell’800.

Il grande edificio sorge a sud dell’area del Seminario, in contrada S. Gregorio, confinante a occidente con l’area verde dell’antico borgo di S. Marta, destinato ad essere investito dal nuovo quartiere girgentino di S. Croce, la cui cava di pietra, peraltro, fornì i conci per la grandiosa costruzione; accanto a quest’ultima sorgeva la chiesa di San Giorgio, autentico gioiello del XIII secolo.

L’edificio gioenino comportò la demolizione di numerosi avanzi medievali, fra cui un tratto delle mura, in quel punto collegate con la cinta esterna dello Steri Chiaramontano. Riferisce Settimo Biondi che in quel tempo “fu livellata ed ampliata la viottola rupestre che collega- va il sobborgo di S. Marta con il quartiere di S. Gerlando, travalicando il dirupo e le mura diroccate. Sotto il bastione la nuova strada si slargava e si congiungeva con la strada detta “sopra S. Giacomo”.

L’opera venne inaugurata nel 1749 affidandone la direzione agli Oblati. La congregazione  diocesana degli Oblati di San Gerlando fu istituita da Monsignor Gioeni, per l’evangelizzazione del popolo e per la predicazione delle missioni e degli esercizi, imitando, secondo le sue regole, l’esempio di San Carlo Borromeo. Completato l’edificio appositamente costruito dal Vescovo, gli Oblati vi si trasferirono ed è per questo motivo che una delle vie di accesso all’Istituto Gioeni si chiama ancora “degli Oblati”.

L’edificio venne diviso in tre piani. Al primo troviamo le officine e l’appartamento degli in- validi, nel secondo i dormitori degli orfani e nel terzo quello dei padri Oblati e i locali necessari per gli esercizi spirituali del clero e di tutti i cristiani che volessero compierli. Per essere ammessi al collegio i “fanciulli” dovevano essere orfani di padre, forniti del certificato di battesimo, di buoni costumi e riconosciuti e approvati dai deputati.

All’interno dell’Istituto vi erano i seguenti corsi:

I. Scuola di tessere ogni sorta di tela;

II. Scuola della stamperia. La scuola tipografica dell’Istituto, aperta nel 1751, era diretta dal tipografo agrigentino Ottavio Campagna e da Antonio Pancucci, i quali avevano il compito di “istituire due o tre figliuoli dell’ospizio”;

III. Scuola della sartoria;

 IV. Scuola di calzolaio;

V. Scuola di funaiolo;

VI. Scuola di falegname di cui fu insegnante Salvatore Romano;

VII. Scuola di fabbrica di cera;

VIII. Scuola di musica con tutti gli strumenti tra cui si insegnava anche il violino. Secondo il Politi c’era anche una cappella musicale infantile.