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Tre porte si aprono e ci invitano a entrare, offrendoci un’occasione per conoscere meglio le nostre certezze ma anche i nostri limiti, per superarli, superarci e andare oltre. In questo lungo viaggio interiore, siamo aiutati dalle belle forme e belle armonie che facendoci incontrare la bellezza, ci parlano del mistero di Dio. L'arte sacra, passata e presente, in tutte le sue forme, è la concretizzazione di questo messaggio.

Tre porte, tratteggiate prima con il carboncino e poi con i colori, rivelano la bellezza umana unica e totalizzante delle tre religioni abramitiche: ebraica, cristiana e islamica.

Lucia Stefanetti affida graziosamente all’Universo femminile il compito di costruire e attraversare i confini confessionali, in nome di un unico Dio, che è VIVA PRESENZA in una sinagoga, in una chiesa, in una moschea, in una capanna, nel deserto, nel mare e in ogni luogo ove ci sia circolarità di pensiero, di azione e amore per il prossimo e per se stessi.

Le donne di Lucia  Stefanetti sono donne contemporanee, prossime al nostro vissuto e alla nostra quotidianità, donne che nel nostro presente costruiscono porte, ponti e sentieri per la collettività. Un viaggio interiore in cui i tratti netti delle pennellate diventano strumenti di riflessione, di costruzione e di crescita. Un elegante e prezioso invito a rivedere le nostre relazioni umane e sociali e rimetterci in discussione.

Apriamo quelle porte, diverse da noi, dai nostri preconcetti, dalla nostra formazione,  intendendole come nuove opportunità di crescita; attraversarle significhi volontà di  intraprendere sentieri sconosciuti, nuovi, insoliti ma che consentano di cercare insieme  le giuste risposte.

Quell’altra riva dove il Signore ci chiede di precederlo e di raggiungerlo metta nel nostro cuore il coraggio di non tirarci indietro e la voglia di ripartire, con lo stesso entusiasmo e la stessa audacia che sempre ha segnato la vita della nostra Chiesa.

Tre porte: la porta ebraica, la porta cristiana e la porta islamica sono un’unica porta, la Porta del Mediterraneo.

Francesco card. Montenegro