Eventi

ORARI VISITE

    Dal 5/08 al 15/09 

   Apertura tutti i giorni

  Ingresso libero:   dalle 9 alle 10 e durante le celebrazioni 

   Ingresso con biglietto:   dalle 10 alle 20,00 

domenica dalle 10 alle 13,30 e dalle 15,30 alle 19,00

   Cattedrale e Museo Diocesano (contributo di € 4,00 )

  

L’occasione del restauro del busto reliquiario di santa Vittoria, realizzato dall’Opificio delle pietre dure di Firenze ha permesso una collaborazione integrata tra Ministero dei beni Culturali, Soprintendenza di Agrigento, Museo Diocesano, Archivio Capitolare, Archivio storico diocesano e Biblioteca diocesana del Seminario.

Il restauro conservativo, oltre ad essere un evento importante per la chiesa agrigentina, poiché ridà splendore ad un opera d’arte cinquecentesca di rara bellezza, permette, attraverso lo studio delle fonti, di ricostruire, documentare  e recuperare la storia e il culto di santa Vittoria in Agrigento, riconosciuta come Patrona principale minore della Chiesa Agrigentina, dopo san Gerlando.

Il percorso espositivo, incentrato sulla figura di santa Vittoria e le compagne martiri, si articola attraverso una selezione delle testimonianze storico-artistiche e documentarie più significative, presenti nella diocesi di Agrigento.

Con la presenza di manoscritti (Atti dei Vescovi, Visite Pastorali, Atti notarili), e primi testi a stampa (martirologi e agiografie) la mostra vuole soddisfare le finalità didattico-evocative dell’arte sacra e del Patrimonio degli Istituti culturali (Museo, Archivio e Biblioteca), per  far uscire dall’ombra la memoria locale che custodiscono, riconoscendo in essi strumenti di ricerca utili per il rilancio identitario della comunità ecclesiale agrigentina.

In mostra la più antica iconografia pittorica di  sant’Orsola e le compagne martiri, proveniente dalla chiesa di san Biagio di Cammarata, realizzato nel 1598, pochi anni dopo l’arrivo delle reliquie a Cammarata, direttamente da Colonia, per volontà del conte Ercole Branciforte(1582), e pochi anni dopo della commissione del busto reliquiario agrigentino di santa Vittoria, per volere del canonico Geronimo Zanghi(1592).  

Oggi la Chiesa agrigentina rinvigorisce la devozione verso i santi locali, protettori della fede cristiana, poiché riconosce in essi il fondamento della propria storia e della propria identità.

Con l'intervento dell'Opificio, che ha attenzionato, con  una scientifica e meritoria opera di restauro, il busto reliquiario di santa Vittoria è liberato dall'oblio nel quale era caduto, permettendo non solo il recupero del bene storico-artistico, ma soprattutto il recupero della Memoria.

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Tre porte si aprono e ci invitano a entrare, offrendoci un’occasione per conoscere meglio le nostre certezze ma anche i nostri limiti, per superarli, superarci e andare oltre. In questo lungo viaggio interiore, siamo aiutati dalle belle forme e belle armonie che facendoci incontrare la bellezza, ci parlano del mistero di Dio. L'arte sacra, passata e presente, in tutte le sue forme, è la concretizzazione di questo messaggio.

Tre porte, tratteggiate prima con il carboncino e poi con i colori, rivelano la bellezza umana unica e totalizzante delle tre religioni abramitiche: ebraica, cristiana e islamica.

Lucia Stefanetti affida graziosamente all’Universo femminile il compito di costruire e attraversare i confini confessionali, in nome di un unico Dio, che è VIVA PRESENZA in una sinagoga, in una chiesa, in una moschea, in una capanna, nel deserto, nel mare e in ogni luogo ove ci sia circolarità di pensiero, di azione e amore per il prossimo e per se stessi.

Le donne di Lucia  Stefanetti sono donne contemporanee, prossime al nostro vissuto e alla nostra quotidianità, donne che nel nostro presente costruiscono porte, ponti e sentieri per la collettività. Un viaggio interiore in cui i tratti netti delle pennellate diventano strumenti di riflessione, di costruzione e di crescita. Un elegante e prezioso invito a rivedere le nostre relazioni umane e sociali e rimetterci in discussione.

Apriamo quelle porte, diverse da noi, dai nostri preconcetti, dalla nostra formazione,  intendendole come nuove opportunità di crescita; attraversarle significhi volontà di  intraprendere sentieri sconosciuti, nuovi, insoliti ma che consentano di cercare insieme  le giuste risposte.

Quell’altra riva dove il Signore ci chiede di precederlo e di raggiungerlo metta nel nostro cuore il coraggio di non tirarci indietro e la voglia di ripartire, con lo stesso entusiasmo e la stessa audacia che sempre ha segnato la vita della nostra Chiesa.

Tre porte: la porta ebraica, la porta cristiana e la porta islamica sono un’unica porta, la Porta del Mediterraneo.

Francesco card. Montenegro