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La Memoria della Shoah non è solo commemorazione: invita a combattere i nuovi razzismi e a difendere convivenza e integrazione.  Ci spinge a riflettere sulle forme di discriminazione e rifiuto dell'altro, di qualsiasi forma e motivazione,  che rischiano di generare razzismo e violenza. L'afflusso di rifugiati da Siria, Iraq, Afghanistan, Eritrea, assieme ad altri che fuggono da situazioni di povertà estrema, suscita interrogativi e preoccupazioni. La memoria di ciò che è stato, infatti, non è mera commemorazione. È per tutto un popolo impegno di approfondimento, affinché gli errori e le atrocità del passato non si ripetano. La parabola del rapporto, spesso contrapposto, tra cristianesimo ed ebraismo ha attraversato i secoli con varie caratteristiche, ma l'evoluzione dei legami nel XX secolo ci dice che nella storia tutto può cambiare. Mai più!  La discriminazione (di razza, di religione, di appartenenza sociale, qualsiasi forma) ci appare a volte lontanissima e insignificante perché riconosciamo, in tempo di pace, come sia tanto assurda quanto arbitraria. Ma quando la discriminazione ci colpisce sentiamo che si tratta di un abominio, una malattia della mente e del cuore che crea differenza e distanza dove dovrebbero regnare comprensione e vicinanza. Le installazioni e il percorso realizzato devono essere vissuti con la consapevolezza che ogni momento è valido per stimolare la riflessione e che deve essere affrontato con passione e coscienza di quanto è accaduto negli anni folli della Seconda Guerra mondiale, affinché si faccia memoria ed essa diventi un monito per le generazioni del futuro.  Mai più!

 Lo scultore Manlio Geraci espone ad Agrigento in quattro spazi  architettonici  significati della città. Nella Chiesa San Lorenzo,  l’opera site  specific  Libri bruciati, nella chiesa di Santa Maria dei Greci  le opere de  La notte dei cristalli, Menorà, Bereshit,  Libri bianchi, Libri con Chiodi, L’Agnello sacrificale, La coppia di icone di meditazione e sul  Sagrato  della  Cattedrale  con l'opera Ascesi al cielo. Il Museo Diocesano espone nella Sala Giovanni Paolo II documenti originari della Shoah concessi dal Museo Ebraico di Roma ai quali fanno eco le opere La Torah è fonte di vita, Purificazione, Mani in preghiera e Voglia di Libertà e Il Libro Sacro.

Archivio storico, Biblioteca e Museo Diocesano, un percorso integrato dei tre istituti culturali dell'Arcidiocesi di Agrigento.
Il progetto prevede iniziative mirate alla valorizzazione del Patrimonio pergamenaceo dell'Arcidiocesi, in linea con le direttive del Codice dei Beni Culturali, nonché con le note della Conferenza Episcopale italiana e i documenti della Pontificia Commissione per i Beni culturali ecclesiastici.  Le iniziative promosse faranno ricorso alle nuove tecnologie che possano mettere in dialogo i tre Istituti diocesani, in modo interattivo e coinvolgente.
In questo progetto, il Museo si è posto l'onere di ampliare la sua Collezione permanente, attraverso l'inserimento di nuove vetrine a norme per il fondo pergamenaceo, che con l'occasione del progetto di restauro saranno preservati dal deterioramento.
L'Archivio si è posto l'onere della ricerca sui documenti storici selezionati, la loro trascrizione e traduzione, nonché lo studio di antiche trascrizioni delle stesse contenute in un Registro dell'ASDA. In particolare un Registro di Beni e Privilegi vescovile, databile dal 1500 al 1700, riporta la trascrizione di diverse pergamene del Tabulario diocesano, che nel tempo si sono perdute. La trascrizione costituisce l'unica testimonianza dei dati storici delle pergamene non più esistenti.
Il fondo pergamenaceo, cosi come la loro trascrizione successiva, costituisce un palinsesto di informazioni non sono sulla storia della Cattedrale, ma anche sulle principali chiese e Ordini religiosi che sono nate in Agrigentino (francescani e domenicani), oggi difficili da leggere per le svariate stratigrafie che gli edifici ecclesiastici hanno ricevuto nel tempo. I documenti sia pergamenacei che cartacei aiutano, se studiati e fruiti correttamente, a ricostruire tutte le tappe storiche della Diocesi di Agrigento.
Lo studio del Patrimonio culturale, si completa attraverso le Biblioteche e le preziosità che custodiscono. Oggi, con le nuove forme di comunicazione telematiche, si è perso l'abitudine della ricerca pratica storiografica, che passa attraverso la ricerca di antichi testi storici che solo le biblioteche possiedono. La Biblioteca diocesana di Agrigento custodisce un prezioso fondo antico che può completare un percorso di ricerca della chiesa medievale di Agrigento. Inoltre la sede dell'attuale fondo antico, sconosciuto da gran parte della comunità ecclesiale agrigentina, sorge sulle fondamenta dell'antico Palazzo medievale trecentesco dei chiara montane, divenuto successivamente sede del Seminario vescovile, che ancora racconta con la sua scenografica architettura le origini medievali. Il progetto integrato prevede iniziative mirate alla valorizzazione di questi spazi poco conosciuti. 
Il valore che si vuole generare sui beneficiari è ecclesiale/pastorale per le comunità ecclesiali; sociale/relazionale suoi giovani, e un valore artistico/creativo/culturale su tutti, poiché il progetto genera bellezza. Infine un valore economico sul territorio, risorsa su cui investire creando nuove prospettive per le future generazioni.
L'iniziativa culturale intende affermare come la cooperazione tra le Istituzioni, con un progetto integrato, finalizzata alla valorizzazione del Patrimonio comunitario, può diventare elemento trainante per un rinnovamento umano e sociale del territorio agrigentino.
Oltre alle Pergamene e i Codici esposti nella Sala espositiva della Cattedrale, il percorso è arricchito dalla fruizione digitale del Tabulario dell'Archivio Capitolare. La fruizione digitale può avvenire attraverso il proprio smartphone con l'uso di un QR Code.

Laboratorio aperto