Mudia_Aragona

Percorsi Arte&Fede_Aragona

Il MUDIA ha una sua sede centrale e principale nella città di Agrigento e altre sedi espositive, con mostre permanenti, diffuse sul territorio della Diocesi. Il Museo diffuso di Agrigento, che custodisce i Tesori della Cattedrale, rappresenta certamente l’entità storicamente più importante: della storia della Chiesa locale, dei suoi riti e tradizioni religiose, liturgiche e cultuali, degli sviluppi della cultura del territorio nei secoli, con particolare riferimento alle forme artistiche assunte nel tempo. Costituisce un prezioso strumento per promuovere la conoscenza del patrimonio culturale e, al contempo, per valorizzare e divulgare la storia della religiosità agrigentina.

Con i diversi Poli espositivi, il museo diffuso permette di custodire e valorizzare il patrimonio ecclesiastico senza sradicarlo dal territorio e dalla comunità per il quale è stato pensato, progettato e realizzato. La comunità non viene privata del suo patrimonio artistico e dei suoi oggetti cultuali, potendoli valorizzare ancora per la catechesi e, all’occorrenza, per la liturgia.

L’apertura del Mudia - Polo espositivo della Chiesa Madre di Aragona e del Mudia_Cripta Chiesa Madonna del Rosario  frutto della sinergica collaborazione tra la Soprintendenza per i Beni Culturali di Agrigento, diretta da Gabriella Costantino, che ne ha la cura scientifica, e l’Ufficio  BBCCEE della Curia di Agrigento, diretto da Giuseppe Pontillo, nonchè la Parrocchia con la comunità ecclesiale, è chiara testimonianza di come la cooperazione tra le Istituzioni, finalizzata alla valorizzazione del patrimonio comunitario, può diventare elemento trainante per un rinnovamento umano e sociale del territorio agrigentino. Il Mudia - Polodi Aragona valorizza ciò che è proprio della terra del Principe Naselli.

Alla storia del territorio aragonese, si legano due brandelli della Sacra Sindone, nella Cripta della Chiesa della Madonna del Rosario, la cui comunità ecclesiale è stata costituita dai Principi Naselli come custode del Sacro Lino.  La pregevole reliquia, accolta in uno sfarzoso pendente-reliquiario del secolo XVII, oggi è conservata presso la Chiesa parrocchiale della Madonna del Rosario, nel cui territorio si trova la soppressa chiesa del Purgatorio, prima depositaria delle sacre reliquie, secondo le disposizione testamentarie della famiglia Naselli, molto legata al culto delle Anime Sante del Purgatorio.

Trattandosi di reliquie che afferiscono alla devozione e al culto, alla Chiesa è stato affidato il compito di regolamentarne la Venerazione e la pubblica devozione, per la quale il vescovo di Agrigento Francesco Maria Rhini (1676–1696) autorizzava la Chiesa Madre di Aragona all’esposizione in pubblico e alla processione il 3 Maggio di ogni anno.

info 0922 609028

MUDIA POLO CHIESA MADRE

MUDIA POLO CHIESA MADRE

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LA RELIQUIA DELLA SACRA SINDONE

La comunità ecclesiale di Aragona è stata costituita dai Principi Naselli come custode di un corpus di reliquie, tra le quali due brandelli della Sacra Sindone. Uno sfarzoso pendente-reliquiario accoglie oggi la rara reliquia, custodita  entro un urna argentea datata 1684, realizzata dall’argentiere palermitano Giacinto Omodei e commissionata dal principe Baldassarre Naselli IV. La reliquia oggi è conservata presso la Chiesa parrocchiale della Madonna del Rosario, entro i cui territori si trova la soppressa chiesa del Purgatorio, prima depositaria delle sacre reliquie, secondo le disposizione testamentarie della famiglia Naselli, molto legata al culto delle Anime Sante del Purgatorio.

Trattandosi di reliquie che afferiscono alla devozione e al culto, alla Chiesa è stato affidato il compito di regolamentarne la Venerazione e la pubblica devozione, per la quale il vescovo di Agrigento Francesco Maria Rhini (1676–1696) autorizzava la Chiesa Madre di Aragona all’esposizione in pubblico e alla processione il 3 Maggio di ogni anno.

Questo reliquiario-gioiello è opera di maestranze siciliane dell’inizio del XVII secolo, e si ispira a modelli circolanti nell’area mediterranea di influenza spagnola. È composta da una teca in cristallo di rocca, circondata da un fregio con smalti ad alveoli policromi e sostenuta da tre catenelle.

La piccola teca ad urna in argento ripropone in scala lo stile delle grandi urne barocche: resa a giorno, con quattro angoli decorati a volute e motivi fitomorfi, il coperchio piramidale sormontato dall’Ecce Homo a tutto tondo. La tipologia, molto diffusa nel XVII secolo in ambito palermitano, si richiama alla prima cassa reliquiario di Sant’Angelo di Licata, oggi custodita nel santuario omonimo, datata 1622-23 di Lucio de Anizi, e quella di Santa Rosalia di scuola palermitana, realizzata nel 1625, oggi conservata nella Cattedrale di Palermo.