LUCCHESI PALLI. IL SUO LASCITO

Andrea Lucchesi Palli (1755-1768)

Fu nominato vescovo su proposta del re Carlo III il 22 maggio 1755, confermato da Benedetto XIV e consacrato a Roma il 27 luglio  dello stesso anno. Consolidò l’importanza della presenza vescovile sul territorio; sostenne  il monte frumentario per intervenire a favore dei poveri aiutando a superare la carestia del 1762-63. Aumentò la dote del Monte Frumentario delle Opere Gioenine del suo predecessore, affinché i cittadini non soffrissero la fame.

Ha avuto una grande attenzione per la cura spirituale attraverso le predicazioni e le Sagre Missioni chiamando in diocesi i Padri Redentoristi, fondati da sant’ Alfonso de’ Liguori.

Assegnò al Seminario Vescovile nuovi benefici per il mantenimento dei chierici e ne completò le fabbriche con l’aggiunta degli edifici che oggi costituiscono l’attuale terzo atrio,  dove fu posto il suo stemma.

Volle dare un contributo all’istruzione degli agrigentini fondando la  Biblioteca Lucchesiana, per orientare la Chiesa e la società agrigentina all’era moderna. Mentre  la riforma del piano degli studi del Seminario mirava a formare il clero, i nuovi parroci e i buoni confessori, la venuta dei missionari liguorini era finalizzata ad evangelizzare gli abitanti della diocesi e a scuoterli dall’indifferenza.

La biblioteca aveva come obiettivo lo sviluppo e la distribuzione di una conoscenza universale, basata sulla scienza e sulla sua applicazione, ma che si radicava nella fede e nel messaggio cristiano. Il grande progetto associava due esigenze: accrescere il livello culturale della popolazione di Girgenti e assicurare ai Padri Redentoristi, che erano costituiti bibliotecari,  il mantenimento economico della loro comunità.

Il vescovo riceve dalla Duchessa di Castrofilippo l’area denominata Giardinello del Castello, da quale nasceranno: la chiesa di sant’Alfonso, la biblioteca, con la residenza dei padri redentoristi e il  secondo giardino del vescovo; oggi uno spazio verde aperto a tutti, nel cuore del centro storico di Agrigento.Ha commissionato lavori di ampliamento del Palazzo vescovile, dando l’aspetto monumentale che ancora oggi mantiene, sia all’interno che all’esterno. In Cattedrale è custodito il suo mausoleo realizzato da Giuseppe Orlando  nel 1768. 

He was elected bishop by recommendation of King Carlo III on the 22 of may 1755, confirmed by Benedetto XIV and consacrated in Rome on the 27 of july of the same year. He focused on the importance of the bishop’s presence on the territory, supporting the food bank to help poor people throughout the famine of 1762-1763. He also donated riches to Gioeni’s food bank so that the citizens would not starve.
He was always very keen on spiritual relief through preaching and Holy Missions, inviting the Redemptorist Fathers, founded by Saint Alfonso de’ Liguori, into the diocese. He assigned new benefits to clerics living in the Bishop Seminar and completed the factories present in it by adding the buildings that make up what is nowadays known as the third atrium, where his emblem can be found.
He wanted to help the education of the people of Agrigento by creating the Lucchesian Library, to guide the church and the society towards the modern era. Where the restructuring of the education of the Seminar was aimed to train the new clergy and the arrival of the Redemptorist Fathers was aimed to evangelize the inhabitants of the diocese and shake off the indifference; the library was created to expand the cultural level of the populace.
The purpose of the library was the development and distribution of an universal knowledge, based on science and its applications, but rooted in the faith and the christian message. This great project served two purposes: to elevate the cultural level of the inhabitants of Girgenti and to give economic stability to the Redemptorist Fathers, who where skilled librarians.
The bishop also commissioned expansion works to the Bishop Palace, giving it the monumental look that is still visible to this day, both on the inside and on the outside.
During the expansion of the Palace, the bishop received from the Duchess of Castrofilippo the lot of land called Castle’s Garden, upon which the following locations were built: the church of Saint Alfonso, the library, with the Redemptorist Fathers’ quarters and the second bishop’s garden; today it is a green area open to everyone located in the heart of the historic centre of Agrigento.
His mausoleum, created by Giuseppe Orlando in 1768, is enshrined in the Cathedral.  

Crediti Michele Palazzotto

Il vescovo Andrea Lucchesi Palli  ristrutturando del Palazzo vescovile volle dotarlo nel 1765 di una biblioteca.  Nei primi anni di vita, la biblioteca godette di notevole prestigio e prosperità, grazie soprattutto alla mole notevole di libri e oggetti donati dal vescovo. Questi, infatti, già da diversi anni possedeva una vasta collezione di volumi (circa 20.000 tra libri di scienze, diritto, teologia e letteratura), e rari oggetti antichi, come gemme, pietre dure, antiche monete romane, greche e siciliane: il tutto fu reso disponibile agli studiosi per la consultazione. Il vescovo donò alla biblioteca anche mobili, come tavoli di lettura e scaffalature pregiate, e fece incidere sul marmo il regolamento d'uso della Biblioteca, che era gestita da una delegazione di canonici.

Oggi conta più di 50.000 volumi tra cui pregiati incunaboli, manoscritti arabi e greci unici al mondo. «Andrea conte Lucchese Palli, Vescovo di Agrigento, apre al pubblico la sua biblioteca ogni giorno feriale, 2 ore prima e 2 ore dopo il mezzogiorno. Tutti possono entrare liberamente, ma nessuno lo faccia di nascosto. Nessuno prenda da sé dagli scaffali il libro che vuole, ma lo richieda al personale e lo tratti bene, non lo danneggi con tagli e colpi di punteruolo, non vi scriva delle note, non ci metta dei segnalibri e non strappi i fogli. Non si ci appoggi sopra e se si deve scrivere, non ci si metta sopra la carta, e l’inchiostro e la sabbia si tengano lontani a destra. Il chiacchierone, il pigro, lo sfaccendato stiano lontani. Si tenga il silenzio e non si disturbino gli altri leggendo ad alta voce. Chi va chiuda i libro; se è piccolo lo lasci sul tavolo e chiami l’addetto. Non si paga niente, si va più ricchi, si ritorna spesso.»

Gli incunaboli sono piu di 60, i manoscritti circa 300, il numero delle cinquecentine e di quasi 2.500 unita di cui 478 anteriori al 1550. II resto del patrimonio  Iibrario e in gran parte dei  secc. XVII, XVIII, XIX. Vi  sono, inoltre,  nu­merose  edizioni  principi  e  una  vasta  raccolta  di  stampe. Uno  dei tesori  più preziosi della Biblioteca  e indubbiamente il gruppo di  trenta codici arabi. Spiccano tra questi !’opera filosofica di Ibn al Kutija, alcuni trattati giuridici della scuola  di  Malik  e  un  Corano  del  sec. XV.

Fra gli  incunabuli  spiccano, per  rarità  e legatura artistica, la  «Historia naturalis» di Plinio, stampato a Roma nel 1472 da Sweynheym e Pannartz (11) ; i «Privilegi della città di Palermo» stampato da Andrea Vyel da Worms nel 1478 (12) ; l’Erodoto, stampa­to dai De Gregorio a Venezia nel 1494, con frontespizio ricco di fregi rinascimentali; la «Geographia»  di Strabone stampata  a Venezia  da Giovanni  Rosso  nel  1494; la  (3) «Protesta  dei  Messinesi»  di  Manfredi  Zizo  stampato  a  Messina  nel 1478.