PIETRO D'ASARO REDIVIVO

La rinascita contemporanea del Monocolo di Racalmuto

 A 39 anni dall’ultima grande mostra curata da Leonardo Sciascia, il “Monocolo di Racalmuto” torna a far parlare di sé con il  catalogo aggiornato di Anastasia De Marco “Pietro D’Asaro Redivivo. La rinascita contemporanea del Monocolo di Racalmuto”. Un progetto sostenuto dal MUDIA - Museo Diocesano di Agrigento con il direttore Domenica Brancato, per dare l'avvio al percorso Arte&Fede a Racalmuto. Il catalogo è stampato dal Museo Diocesano con Ecclesiaviva editore e con il patrocinio del Comune di Racalmuto.

 Per l’occasione è presente un’opera inedita di Pietro D’Asaro, cuore della nuova ricerca e di tutto l’evento, proveniente da collezione privata di Palermo. Con l'allestimento site-specific  Arte e Neuroscienza s’incontrano.

L’allestimento site-specific per l’opera inedita al pubblico “Martirio dei Santi Cosma e Damiano nella caldaia bollente” attribuito a Pietro D’Asaro il «Monocolo di Racalmuto», promosso dal Mudia - Museo Diocesano di Agrigento, è stato ideato e curato da Anastasia De Marco in collaborazione con Maria Grazia Di Palermo, medico ed esperto in neuroestetica e PAD – Palermo Art District & Consulting s.r.l. Nel nostro presente tecnologico si guarda al futuro non senza preoccupazione e si riflette sul significato della persona qui ed ora. È indispensabile interrogarsi su come il passato possa ancora parlare agli astanti del terzo millennio e ancor dopo insegnare la differenza tra bene e male, tra saggio e stolto, tra tenebre e luce. La storia del pensiero planetario, il passato e la ricerca di significato passano dalle sale di un Museo nel quale convivono ed esistono testimonianze che rappresentano la nostra esistenza.

Gli artisti del passato ci parlano attraverso le loro opere ed il museo ci permette di comunicare con questi uomini d’eccezione. Comunicare con il genio.  

In questa comunicazione sta il rapporto tra museo e neuroscienze, perché è indubbio che la comprensione dell’arte avvenga per mezzo di un apparato visivo e cognitivo ma passi attraverso i neuroni specchio, indispensabili per il fenomeno dell’immedesimazione in ciò che si vede o si tocca.  La ricostruzione dell’ipotetico studio dell’artista Pietro D’Asaro intende favorire questa immedesimazione e rafforzare la percezione del momento in cui, mediante la visione, l’uomo intende in sé stesso le sensazioni e le pressioni psicologiche inviate dall’opera. Ecco allora che si schiude alla comprensione il senso del presente allestimento, della ricerca della luce e del ricordo cristallizzato in elementi che ci raccontano qualcosa di ordinario in un contesto straordinario, dove si perde il senso del tempo e la percezione dello spazio. Questa architettura del quotidiano mira a creare un dialogo tra ciò che conosciamo come dato passato e ciò che percepiamo come presente assoluto, così come cerca di colmare la distanza tra lo spazio del museo e l’esperienza quotidiana.  

 Pietro D’Asaro il «Monocolo di Racalmuto», interagisce col pubblico contemporaneo diventando esso stesso l’opera d’arte. La neuroscienza apre una finestra sul mondo sensibile, ma invece di ingannare l’occhio svela ciò a cui può essere soggetta la mente, aprendo nuovi orizzonti e interrogativi. Suscitare nel pubblico domande ed emozioni che permettano di interagire con gli artisti del passato è l’obiettivo ed è proprio la partecipazione dello spettatore che rende l’opera completa. Ciò che viene sperimentato è la prova che il passato può realmente influenzare la vita presente, sconfessando la stessa nozione di “passato” e dimostrando la perennità della comunicazione interpersonale. Tale perennità si eleva al di sopra della contingenza e sembra mostrare una realtà nascosta, la divina realtà della creazione dell’uomo, che in quanto espressione di Dio, ne conserva alcuni tratti, come appunto l’esistenza in perennità, seppur virtuale. 

 

The site-specific installment for the never-before-seen painting “The Martyrdom of Saints Cosma and Damiano in the boiling cauldron” by Pietro D’Asaro, the “Racalmuto’s Monocle”, sponsored by Mudia – Museo Diocesano di Agrigento, was conceptualized and curated by Anastasia De Marco in a joint effort with Maria Grazia di Palermo, PhD and expert in neuroesthetics and PAD – Palermo Art District & Consulting s.r.l.
 In our technological present we look at the future with concern and we reflect on the meaning of the person in the present.

It is essential to ask ourselves how the past can still talk to the people living in the third millennium and then teach the difference between good and evil, between wisdom and foolishness, between light and darkness.
The history of the planetary thought, the past, and the search for meaning inhabit the halls of a museum where various proofs of our existence cohabit and exist.
The artists of the past speak to us through their works and the museum allows us to communicate with these extraordinary people. To communicate with the genius.

In this communication lies the collaboration between the museum and neuroscience, because the comprehension of a work of art happens through the visual and cognitive apparatus but also goes through the mirror neurons, essential for the phenomenon of seeing one’s self in what we see or touch.
The reconstruction of the hypotethical study of Pietro D’Asaro is meant to foster this identification and to strengthen the perception of the moment where, through vision, one feels within themself the sensations and the psychological pressures the work conveys.
That is the whole point of this installment, the search for light and memories crystallised in elements that tell us something ordinary in an extraordinary context, where the sense of time and perception of space starts to slip away.

This architecture aims to create a dialogue between what we know as past and what we feel as present, just as it tries to fill the gap between the museum’s space and everyday’s experience.
Pietro D’Asaro, “Racalmuto’s Monocle”, interacts with today’s audience becoming a work of art himself.
Neuroscience opens a window on the world of perception, but instead of tricking the eye it shows what the mind could be subject to, opening new horizons and asking new questions.
The goal is to incite in the audience questions and emotions that allow them to interact with artists of the past, and the crucial part that makes the work whole is the participation of the viewer.

The real experiment is to test how the the past can influence our present life, debunking the notion of “past” itself and proving the perpetuity of interpersonal communication.
This perpetuity rises above contingence and shows us a hidden truth, the divine reality of mankind’s creation who, as an expression of God, has some of His traits in it, just like the aforementioned perpetual existence, although a virtual one.

Anastasia De Marco 

Maria Grazia Di Palermo 

 

                                                                                          

NOTA BIOGRAFICA

Pietro D’Asaro, in arte il «Monocolo di Racalmuto» perché cieco da un occhio, è stato un artista siciliano vissuto tra il 1579 e il 1647. La sua attività pittorica è tra le più importanti testimonianze figurative della tarda maniera siciliana. La vita e l’attività pittorica di questo artista è da sempre avvolta nel mistero. Pochissime notizie certe ci permettono di dedurre che la sua prima formazione avvenne presumibilmente a Racalmuto, sua città di origine, e che poi l’artista completò la sua educazione artistica tra Palermo, quasi certamente presso la bottega del più anziano e affermato pittore Gaspare Bazzano alias lo «Zoppo di Gangi» e i centri più aggiornati dell’Italia controriformata come Roma, Napoli, Genova e forse anche Milano dove entrò in contatto con l’opera di Caravaggio.  Dall’arte del Merisi Pietro D’Asaro, cercò di acquisire l’uso razionale della luce e un certo realismo che gli permise di moderare la sua pittura di maniera. Ciò che, tuttavia, con molta probabilità lo influenzò maggiormente fu la particolare poetica di Caravaggio, compresa solo nel ‘900 dal celebre storico dell’arte Roberto Longhi, attenta alla trasmissione di valori riconducibili al cosiddetto “cristianesimo delle origini” e ravvisabile, nelle opere del D’Asaro, soprattutto nel mutato modo di sentire e quindi di dipingere il volto della Vergine Maria. Un senso di profonda umiltà ed elegante riservatezza viene trasmesso dalle giovanissime Madonne dasariane, che come gigli di superba bellezza si offrono al riguardante che le sa osservare. Nel particolare modo del Monocolo di raffigurare i soggetti sacri è, inoltre, riscontrabile un doppio registro linguistico in cui il pittore utilizza il realismo caravaggesco per comunicare con più franchezza la veridicità del concetto cristiano e l’eleganza della maniera per rappresentare la potenza divina.